lunedì 15 novembre 2004
martedì 11 novembre 2003
venerdì 8 agosto 2003
anche nelle discoteche rock spagnole si beve
Decisi di uscire, ero veramente spolpo. Avevo una bottiglia di birra in mano e all’uscita mi ruppero i coglioni i buttafuori che non potevo stare davanti al locale a bermi birra, in Spagna è proibito bere in strada. Ebbero molto da sbraitarmi addosso, io non capivo un cazzo di quello che dicevano, era spagnolo stretto e arrabbiato io continuavo a dire che non comprendevo loro mi presero a forza e mi trascinarono in un vicolo, mi avrebbero massacrato se non li avessero richiamati con la radiolina che dentro c’era un casino.
Ok. Vicolo, fuori dal locale. Quando sono arrivato qui non ero solo, c’erano Toni e Carmen e Ernesto e l’amico di Ernesto. Stavo dentro la nostra macchina… Sì. Toni se ne è andato con Carmen, gli altri sono tutti via… IO ho le chiavi della macchina! Dove sono? In tasca, ovvio. Dove si trova la macchina? Mi ricordo… Era una strada in salita, era una strada semibuia in salita… Avevamo parcheggiato la nostra macchina proprio dietro quella di Carmen, poi a piedi siamo venuti qua, allo ZetaZeta. Sì ma qual è la direzione? Provo per di qua. Mi ritrovai in una immensa piazza di cemento in mezzo ai grattacieli, con delle panchine e delle piante al centro, era un paesaggio di periferia, c’erano delle vetrine intorno, e dei ragazzi neri sopra una panchina più in là che fumavano qualcosa. Non mi ricordo di essere passato di qua. Tu non ti ricordi un cazzo, il tuo cervello si è spento ore ed ore fa, potresti esserci benissimo passato, idiota! Non qua, una cosa così me la ricorderei. Devo tornare indietro. Ripassai di fronte al locale e mi incamminai per la direzione opposta. Che rompimento di palle, dove cazzo devo andare, ho mal di testa mi viene da vomitare, adesso dovrò guidare, non sto in piedi. Sono solo e ubriaco, però che bella che era la musica là dentro… Trovai la semibuia, passai davanti la macchina di Carmen, c’era anche Toni dentro…
ero là dentro che stavo infilando due dita nella vagina di Carmen, lei stava oramai sbavando di voglia, quando intuisco fuori l’ombra di Marco ciondoloni. mi sporgo dal finestrino lo chiamo, è completamente sbronzo, ha una cascata di vomito sulla maglietta bianca con su scritto “FAKE”. mi risponde con uno strano singulto, e si porta alla macchina, la mia macchina.
avevo le brache calate, non mi importava molto di tutto il mondo fuori della macchina di Carmen. c’era sesso là dentro, l’unica cosa che contava: il sesso, il raggiungimento dell’orgasmo con sprigionamento di endorfine, sesso-droga, droga-sesso-endorfina, orgasmi a volontà, quanti più orgasmi si può. seghe pompini scopate nel culo, basta venire! godo, godo, godo, sì, vengo, vengooooooo!!!!!!!!!! ingoia il mio sperma amica mia, ingoialo. io lecco tutti i liquidi della tua fica in calore, vieni qui, il buco del culo, ci infilo la lingua porca troia. il perineo, mamma mia ti sbatto l’uccello ovunque, guarda che erezione, ti… … … insomma lasciai Marco al suo destino di ubriaco, le sorti della mia macchina non destavano grosso interesse in me. tump! Lo sportello che si chiude. vroam! Il motore che si accende. vrooooooooooammm!! Marco che ci dà dentro con il gas. graaaatt! Marco che tenta di inserire la prima senza schiacciare bene il pedale della frizione. effettivamente non riuscivo proprio a non pensarci così mi posi al vetro ad osservare lo svolgersi degli eventi e lasciai in sospeso la mia esclation con Carmen.
insomma Marco guidando la mia macchina percorre trenta metri in salita, si blocca, fa una strana manovra per rigirare il mezzo (effettivamente era la direzione opposta quella di casa), si ferma ancora con il muso rivolto verso di noi… e poi la macchina inizia lentamente a venirci incontro. la pendenza era molto dolce ed effettivamente sembrava come se si stesse muovendo spinta dalla forza di gravità piuttosto che dalla forza di volontà di Marco. a mezzo metro di distanza tra il paraurti anteriore della mia e il paraurti posteriore della “di Carmen” si bloccò, che la ruota era andata soavemente a sbattere al muretto del marciapiede, Marco non si vedeva. merda! Mi tocca scendere! … stava dormendo! stava dormendo! tutto accasciato tra i due sedili dormiva, la macchina era veramente scesa sotto gravità!
Mi svegliai che Toni mi stava scuotendo, la prima cosa che vidi furono le sue mutande bianche che spuntavano dai calzoni mezzo abbottonati, con la cintura che penzolava slacciata. Ero spalmato sui sedili anteriori della macchina di Toni che mi stava bestemmiando addosso, non capivo che cazzo stesse dicendo… “Ce la fai a tornare a casa?” disse alla fine. Ma mi vedi come sono, come cazzo pensi io possa guidare in queste condizioni, rompi tanto i coglioni che devo stare attento alla guida della tua macchina, poi mi chiedi se ce la faccio a guidare fino a casa? E poi non ti preoccupi per la mia salute? Porca troia, ma sei incoerente e stupido! Queste cose le pensai, ma non le dissi. Quello che dissi fu: “Ssci, gh… guido io! Tranquilo…” E partii, Toni cazzi suoi. Guidavo mentre avevo nella testa il motore di un boeing che decolla e davanti agli occhi la peggiore delle nebbie padane; percepivo la lussuosa strada rettilinea che stavo percorrendo come fosse il percorso sterrato di una gincana…
Ok. Vicolo, fuori dal locale. Quando sono arrivato qui non ero solo, c’erano Toni e Carmen e Ernesto e l’amico di Ernesto. Stavo dentro la nostra macchina… Sì. Toni se ne è andato con Carmen, gli altri sono tutti via… IO ho le chiavi della macchina! Dove sono? In tasca, ovvio. Dove si trova la macchina? Mi ricordo… Era una strada in salita, era una strada semibuia in salita… Avevamo parcheggiato la nostra macchina proprio dietro quella di Carmen, poi a piedi siamo venuti qua, allo ZetaZeta. Sì ma qual è la direzione? Provo per di qua. Mi ritrovai in una immensa piazza di cemento in mezzo ai grattacieli, con delle panchine e delle piante al centro, era un paesaggio di periferia, c’erano delle vetrine intorno, e dei ragazzi neri sopra una panchina più in là che fumavano qualcosa. Non mi ricordo di essere passato di qua. Tu non ti ricordi un cazzo, il tuo cervello si è spento ore ed ore fa, potresti esserci benissimo passato, idiota! Non qua, una cosa così me la ricorderei. Devo tornare indietro. Ripassai di fronte al locale e mi incamminai per la direzione opposta. Che rompimento di palle, dove cazzo devo andare, ho mal di testa mi viene da vomitare, adesso dovrò guidare, non sto in piedi. Sono solo e ubriaco, però che bella che era la musica là dentro… Trovai la semibuia, passai davanti la macchina di Carmen, c’era anche Toni dentro…
ero là dentro che stavo infilando due dita nella vagina di Carmen, lei stava oramai sbavando di voglia, quando intuisco fuori l’ombra di Marco ciondoloni. mi sporgo dal finestrino lo chiamo, è completamente sbronzo, ha una cascata di vomito sulla maglietta bianca con su scritto “FAKE”. mi risponde con uno strano singulto, e si porta alla macchina, la mia macchina.
avevo le brache calate, non mi importava molto di tutto il mondo fuori della macchina di Carmen. c’era sesso là dentro, l’unica cosa che contava: il sesso, il raggiungimento dell’orgasmo con sprigionamento di endorfine, sesso-droga, droga-sesso-endorfina, orgasmi a volontà, quanti più orgasmi si può. seghe pompini scopate nel culo, basta venire! godo, godo, godo, sì, vengo, vengooooooo!!!!!!!!!! ingoia il mio sperma amica mia, ingoialo. io lecco tutti i liquidi della tua fica in calore, vieni qui, il buco del culo, ci infilo la lingua porca troia. il perineo, mamma mia ti sbatto l’uccello ovunque, guarda che erezione, ti… … … insomma lasciai Marco al suo destino di ubriaco, le sorti della mia macchina non destavano grosso interesse in me. tump! Lo sportello che si chiude. vroam! Il motore che si accende. vrooooooooooammm!! Marco che ci dà dentro con il gas. graaaatt! Marco che tenta di inserire la prima senza schiacciare bene il pedale della frizione. effettivamente non riuscivo proprio a non pensarci così mi posi al vetro ad osservare lo svolgersi degli eventi e lasciai in sospeso la mia esclation con Carmen.
insomma Marco guidando la mia macchina percorre trenta metri in salita, si blocca, fa una strana manovra per rigirare il mezzo (effettivamente era la direzione opposta quella di casa), si ferma ancora con il muso rivolto verso di noi… e poi la macchina inizia lentamente a venirci incontro. la pendenza era molto dolce ed effettivamente sembrava come se si stesse muovendo spinta dalla forza di gravità piuttosto che dalla forza di volontà di Marco. a mezzo metro di distanza tra il paraurti anteriore della mia e il paraurti posteriore della “di Carmen” si bloccò, che la ruota era andata soavemente a sbattere al muretto del marciapiede, Marco non si vedeva. merda! Mi tocca scendere! … stava dormendo! stava dormendo! tutto accasciato tra i due sedili dormiva, la macchina era veramente scesa sotto gravità!
Mi svegliai che Toni mi stava scuotendo, la prima cosa che vidi furono le sue mutande bianche che spuntavano dai calzoni mezzo abbottonati, con la cintura che penzolava slacciata. Ero spalmato sui sedili anteriori della macchina di Toni che mi stava bestemmiando addosso, non capivo che cazzo stesse dicendo… “Ce la fai a tornare a casa?” disse alla fine. Ma mi vedi come sono, come cazzo pensi io possa guidare in queste condizioni, rompi tanto i coglioni che devo stare attento alla guida della tua macchina, poi mi chiedi se ce la faccio a guidare fino a casa? E poi non ti preoccupi per la mia salute? Porca troia, ma sei incoerente e stupido! Queste cose le pensai, ma non le dissi. Quello che dissi fu: “Ssci, gh… guido io! Tranquilo…” E partii, Toni cazzi suoi. Guidavo mentre avevo nella testa il motore di un boeing che decolla e davanti agli occhi la peggiore delle nebbie padane; percepivo la lussuosa strada rettilinea che stavo percorrendo come fosse il percorso sterrato di una gincana…
sono le 22
Quattro ore dopo siamo nella nostra bella stanza -veramente bella!- in un ostello per la gioventù dentro la capitale. stanza da due, una rarità per un ostello...meglio così. mentre Toni si lava, preparo delle righe, i festeggiamenti per i miei venticinque anni.
una me la faccio. inizio:
-sai Toni, credo che questa sera dovremmo andare in discoteca....
una me la faccio. inizio:
-sai Toni, credo che questa sera dovremmo andare in discoteca....
a zonzo totale
eccoci qua in piazza [................] entriamo in un bar con una certa fame. siamo in forma e il caldo assurdo di madrid ci induce ad una birra gelata. ottimo, in quel bar servono delle tapas da paura! ci infiliamo dentro. una birra, due birre, tre birre, quattro birre, cinque birre... stop! cocaina! perfetto. si va. ci sono i saldi in questa città, rebajas, si dice. prosegue il nostro delirio, in lucido affanno.
verso le 18, ecco che squilla il telefono, Toni risponde.
-brutti figli di troia, che cazzo avete combinato!
-lascia che ti spieghi...
-cosa cazzo vuoi spiegare, stronzo!
-no ma...
-VAFFANCULO! siete delle merde! come vi permettete!
durò un paio di minuti, l’ultima frase fu:
-venite, i vostri zaini di merda sono volati qui sotto, non metterete mai più piede in casa mia!
verso le 18, ecco che squilla il telefono, Toni risponde.
-brutti figli di troia, che cazzo avete combinato!
-lascia che ti spieghi...
-cosa cazzo vuoi spiegare, stronzo!
-no ma...
-VAFFANCULO! siete delle merde! come vi permettete!
durò un paio di minuti, l’ultima frase fu:
-venite, i vostri zaini di merda sono volati qui sotto, non metterete mai più piede in casa mia!
giovedì 7 agosto 2003
madrid
la sveglia del mio cellulare. che cazzo... sono disteso per terra, il naso su un sudicio tappeto... oddio. calma un attimo. oggi è il mio compleanno. Toni! sveglia!
-mmmph....
-sveglia stronzo! oggi compio un quarto di secolo!
mentre si sveglia ripenso agli ultimi tre/quattro giorni... dopo aver trascorso sessanta ore in ospedale, la notizia finale della morte di Nicola ci aveva lasciati abbastanza indifferenti... eravamo partiti senza salutare nessuno e alle sette di sera eravamo a Madrid... un’ora dopo, il quarto bicchiere, un superalcolico tipo sambuca, è l’ultima cosa che ricordo: io e Toni in quel bar. poi buio pesto.
adesso siamo in casa di Gianluca, il nostro amico che insegna italiano agli spagnoli. come ci siamo arrivati, non so. quel che vedo è che ci siamo buttati per terra e abbiam dormito vestiti usando il bagaglio come cuscino...
-....aaaaaaaaaaaaaaa!
vomito per terra....sto meglio... vedo tutto benissimo, a parte un certo alone tipico del risveglio… Cazzo! Ho dormito ancora con le lenti incollate agli occhi! Toni non si muove da quella innaturale posizione prona con il braccio sinistro tutto attorcigliato sulla testa (o era il destro?).
-sveglia bastardo! è il mio compleanno!!
-mmm... ma dove siamo?
-a casa di Gianluca.
Venticinque minuti dopo, soli in casa di altri senza saperne il motivo, siamo lì che tiriamo la coca di Saragozza sul tavolino di legno... primo pomeriggio, caldo boia, dove saranno andati Gianluca e Grazia, quel pezzo di fica della sua ragazza? meglio non saperlo. guarda che disastro, vomito e caos... vado al cesso oh mio dio!!! chi cazzo ha cacato nella vasca da bagno? siamo stati noi? dove cazzo sono quei due? silenzio. altro tiro di coca, del resto oggi è festa.
-andiamocene prima che tornino!
bella idea del cazzo, ma comunque l’unica cosa da fare. vuoi forse affrontarli? chiederemo scusa a Gianluca quando sarà il momento. bene. teliamo. si, ma la macchina dov’è? usciamo fuori, caos totale. siamo lungo una grossa strada trafficatissima, potrebbe essere ovunque! aspetta... il vago ricordo di una piazzetta... eccola! la macchina dovrebbe essere proprio là!
infatti.
ok, Ora dobbiamo solo salire a prendere i bagagli e fuggire via velocemente. rifacciamo le scale, tre piani spagnoli, e... sorpresona!
-ma sei stronzo!
sì, ero stato proprio stronzo a non bloccare la porta d’ingresso con lo zerbino, ad esempio. ovviamente non avevamo le chiavi di casa. le chiavi della macchina e i bagagli erano invece dentro, al sicuro fino al ritorno di Gianluca. di passare dalla finestra od altre acrobazie del genere non ci sfiorò nemmeno l’idea. vorrà dire che ce ne andremo in giro per la città, abbiamo il cellulare. ci chiamerà.
-mmmph....
-sveglia stronzo! oggi compio un quarto di secolo!
mentre si sveglia ripenso agli ultimi tre/quattro giorni... dopo aver trascorso sessanta ore in ospedale, la notizia finale della morte di Nicola ci aveva lasciati abbastanza indifferenti... eravamo partiti senza salutare nessuno e alle sette di sera eravamo a Madrid... un’ora dopo, il quarto bicchiere, un superalcolico tipo sambuca, è l’ultima cosa che ricordo: io e Toni in quel bar. poi buio pesto.
adesso siamo in casa di Gianluca, il nostro amico che insegna italiano agli spagnoli. come ci siamo arrivati, non so. quel che vedo è che ci siamo buttati per terra e abbiam dormito vestiti usando il bagaglio come cuscino...
-....aaaaaaaaaaaaaaa!
vomito per terra....sto meglio... vedo tutto benissimo, a parte un certo alone tipico del risveglio… Cazzo! Ho dormito ancora con le lenti incollate agli occhi! Toni non si muove da quella innaturale posizione prona con il braccio sinistro tutto attorcigliato sulla testa (o era il destro?).
-sveglia bastardo! è il mio compleanno!!
-mmm... ma dove siamo?
-a casa di Gianluca.
Venticinque minuti dopo, soli in casa di altri senza saperne il motivo, siamo lì che tiriamo la coca di Saragozza sul tavolino di legno... primo pomeriggio, caldo boia, dove saranno andati Gianluca e Grazia, quel pezzo di fica della sua ragazza? meglio non saperlo. guarda che disastro, vomito e caos... vado al cesso oh mio dio!!! chi cazzo ha cacato nella vasca da bagno? siamo stati noi? dove cazzo sono quei due? silenzio. altro tiro di coca, del resto oggi è festa.
-andiamocene prima che tornino!
bella idea del cazzo, ma comunque l’unica cosa da fare. vuoi forse affrontarli? chiederemo scusa a Gianluca quando sarà il momento. bene. teliamo. si, ma la macchina dov’è? usciamo fuori, caos totale. siamo lungo una grossa strada trafficatissima, potrebbe essere ovunque! aspetta... il vago ricordo di una piazzetta... eccola! la macchina dovrebbe essere proprio là!
infatti.
ok, Ora dobbiamo solo salire a prendere i bagagli e fuggire via velocemente. rifacciamo le scale, tre piani spagnoli, e... sorpresona!
-ma sei stronzo!
sì, ero stato proprio stronzo a non bloccare la porta d’ingresso con lo zerbino, ad esempio. ovviamente non avevamo le chiavi di casa. le chiavi della macchina e i bagagli erano invece dentro, al sicuro fino al ritorno di Gianluca. di passare dalla finestra od altre acrobazie del genere non ci sfiorò nemmeno l’idea. vorrà dire che ce ne andremo in giro per la città, abbiamo il cellulare. ci chiamerà.
martedì 5 agosto 2003
pòck!
Quattro ore dopo siamo al “bowling” di Saragozza. I “bowling” sono tutti uguali, ovunque nel mondo, questo addirittura si chiamava “Bowl-a-rama”. Chiunque può immaginarsi un bowling, perché non può non averne mai visto uno, anche se non di persona, almeno in un film o in una cazzo di fotografia… Comunque: visto uno, visti tutti. L’allegra compagnia questa volta era composta da: io e Toni, Mr. Cian (il nostro avvocato), Gemma (la ex di Kike), Kike (il marito attuale di Gemma), Ernesto (il messicano gay), il ragazzo di Ernesto e Nicola (un italiano). Rita e Luciano non erano dei nostri perché se ne erano andati al mare verso Barcellona, sarebbero stati via qualche giorno, giusto in tempo per non incontrarli mai più. Carmen del “Boteron” stava lavorando, forse ci avrebbe raggiunto più tardi. Louisito non ci avrebbe raggiunto mai perché lui non si confonde con queste stronzate. Le scarpe del bowling, le calze usa e getta per l’igiene, prendiamo la pista uno, quella che confina a destra con la due e a sinistra con l’area biliardini dalla quale è separata de un muro trasparente di plastica. Allora, bisogna impostare il computer, è tutto scritto in spagnolo, Kike armeggia con la tastiera, tu come ti chiami? Marco. Si inizia: Ernesto fa strike; Gemma ne lascia in piedi tre, ma li butta giù col secondo tiro; Mr. Cian fa strike; Nicola infila la palla nel corridoio laterale, poi con la seconda li butta giù tutti. Tocca a me; ci avevo già giocato altre volte, me la ero sempre cavata… Prima palla, scelgo la nera da tredici chili, corridoio; seconda palla, corridoio. Zero birilli, zero punti. Che gioco di merda. A testa bassa vado a sedermi vicino Toni.
-devi stare calmo, eri tutto sbilanciato, non ti concentri- mi dice Toni con fare paterno.
-non mi gonfiare i coglioni, ok? Smetti di guardarmi così…
-ehi! Volevo solo darti un consiglio, rilassati! (intanto tira il ragazzo di Ernesto, ne butta giù quattro centrali con la prima, zero con la seconda)
-non mi dire cosa devo fare, non preoccuparti… vuoi una birra? vado a prendere la birra, anzi: chi vuole una birra? Una cagna, (una cazzo di cagna, spagnoli di merda che giocate bene a bowling), chi la vuole?
Tutti. Ok, ci penso io.
-aspetta, guarda almeno che tiro io!
Anche Toni fa strike. Porca di quella troia sono già fuori, non recupererò mai. Che stronzata venire al bowling.
-bravo Toni! Gli faccio, falso come non mai.
Quando torno con un vassoio pieno di bicchieri, sta tirando mr. Cian che fa di nuovo strike… Ora tocca a me, ne butto giù uno con la prima, mi volto tutti mi guardano con compassione, qualcuno fa finta di non avermi visto. Quando sei incazzato perché non riesci in qualcosa ti si vede in faccia, e fai pena. Il fare pena mi fa più incazzare ancora, è una spirale che non tollero proprio. Odio tutti. Tiro la seconda, butto giù altri due birilli, sono contento che non è andata nel corridoio, ma comunque resto nella mediocrità. Odio. Si continua, tira lui, tira lei poi lui e lui con una sigaretta accesa e l’altro e lui e io accendo una sigaretta e Toni anche e lei e lui, tiri, grida, birra, applausi, sigarette, prese per il culo, poi applausi e birra, sprazzi di agonismo, birra e sigarette, tiri e sigarette, birilli e birra, palle da bowling e un messicano grassone, e lei fuma, lui beve, l’altro tira una palla viola, Toni ride di gusto con Kike, io scherzo con Nicola, fumiamo e quando tocca a noi tiriamo, e si beve birra, e si fuma, e si segnano i punti, automaticamente, passami l’accendino, bravo!!!, che culo ancora strike, mr. Cian silenzioso si appresta a vincere, siamo tutti ubriachi.
Quando fu il turno di Nicola, magicamente fu anche il momento che dagli altoparlanti uscì “Don’t let me be misunderstood”, quella in versione estesa come si sente in “Kill Bill vol. 1” di Tarantino (nel momento del duello tra Uma e Lucy). Veramente non era proprio il momento di Nicola nel senso che stavamo tutti andando via, ma lui voleva tirare l’ultima palla, e lo voleva fare in modo spettacolare. E lo fece.
Inizia studiando i birilli, eccolo che porta la palla dinanzi agli occhi, tenendola a due mani con fare impeccabile; la gamba sinistra ruotata indietro, posa delicatamente sulla punta; pancia dentro petto all’infuori, il viso concentrato come quello di chi sfida un toro. Parte la rincorsa. Maestosa. Il braccio destro si allunga indietro e con tecnica da manuale torna in avanti per scagliare la palla. Si muove da dio, è la danza del maestro di bowling. Ma… Nicola è ubriaco, no: è completamente ubriaco. Non può aver pensato a tutto, la perfezione non si sposa con lo stato di ebbrezza estrema. Tutti noi sentiamo qualcosa di speciale nell’aria, anzi, tutti quelli che stanno dentro il Bowl-a-rama sentono qualcosa di speciale, infatti siamo tutti bloccati con lo sguardo rivolto verso Nicola; è come se il tempo si fosse fermato per tutti tranne che per lui e la sua palla. Una palla nera con tre buchi; tre buchi in cui infilare le dita… Le palle non sono tutte uguali, hanno diversi pesi e anche diverse misure per i fori delle dita. Già… Bisogna scegliere accuratamente la palla che si addice alle proprie dita. Se si scelgono buchi troppo larghi la palla rischia di scapparci di mano prima del dovuto, viceversa, con buchi troppo stretti rischiamo di non controllare il momento esatto del lancio. Nicola per esempio, ha scelto buchi troppo stretti e così ecco che la palla non si stacca nel momento giusto, ma lo fa un istante dopo, quando la tangente al movimento rotatorio della sua mano destra ha ormai assunto la direzione verticale. Questo imprevisto fa sbilanciare Nicola che inciampa sui suoi stessi piedi e inizia a barcollare impetuosamente superando la striscia rossa ed entrando nel corridoio dove solo le palle dovrebbero passare ed infine cadendo faccia all’avanti; contemporaneamente la palla, assunta una traiettoria parabolica stretta e alta, sale sale sale e scende scende scende precisamente sulla nuca del Nicola appena disteso, prono. Pòck! Il rumore sordo della botta in testa mi fece pensare alla mazzata che Bob de Niro sferra al tipo seduto a tavola ne “Gli Intoccabili”.
-devi stare calmo, eri tutto sbilanciato, non ti concentri- mi dice Toni con fare paterno.
-non mi gonfiare i coglioni, ok? Smetti di guardarmi così…
-ehi! Volevo solo darti un consiglio, rilassati! (intanto tira il ragazzo di Ernesto, ne butta giù quattro centrali con la prima, zero con la seconda)
-non mi dire cosa devo fare, non preoccuparti… vuoi una birra? vado a prendere la birra, anzi: chi vuole una birra? Una cagna, (una cazzo di cagna, spagnoli di merda che giocate bene a bowling), chi la vuole?
Tutti. Ok, ci penso io.
-aspetta, guarda almeno che tiro io!
Anche Toni fa strike. Porca di quella troia sono già fuori, non recupererò mai. Che stronzata venire al bowling.
-bravo Toni! Gli faccio, falso come non mai.
Quando torno con un vassoio pieno di bicchieri, sta tirando mr. Cian che fa di nuovo strike… Ora tocca a me, ne butto giù uno con la prima, mi volto tutti mi guardano con compassione, qualcuno fa finta di non avermi visto. Quando sei incazzato perché non riesci in qualcosa ti si vede in faccia, e fai pena. Il fare pena mi fa più incazzare ancora, è una spirale che non tollero proprio. Odio tutti. Tiro la seconda, butto giù altri due birilli, sono contento che non è andata nel corridoio, ma comunque resto nella mediocrità. Odio. Si continua, tira lui, tira lei poi lui e lui con una sigaretta accesa e l’altro e lui e io accendo una sigaretta e Toni anche e lei e lui, tiri, grida, birra, applausi, sigarette, prese per il culo, poi applausi e birra, sprazzi di agonismo, birra e sigarette, tiri e sigarette, birilli e birra, palle da bowling e un messicano grassone, e lei fuma, lui beve, l’altro tira una palla viola, Toni ride di gusto con Kike, io scherzo con Nicola, fumiamo e quando tocca a noi tiriamo, e si beve birra, e si fuma, e si segnano i punti, automaticamente, passami l’accendino, bravo!!!, che culo ancora strike, mr. Cian silenzioso si appresta a vincere, siamo tutti ubriachi.
Quando fu il turno di Nicola, magicamente fu anche il momento che dagli altoparlanti uscì “Don’t let me be misunderstood”, quella in versione estesa come si sente in “Kill Bill vol. 1” di Tarantino (nel momento del duello tra Uma e Lucy). Veramente non era proprio il momento di Nicola nel senso che stavamo tutti andando via, ma lui voleva tirare l’ultima palla, e lo voleva fare in modo spettacolare. E lo fece.
Inizia studiando i birilli, eccolo che porta la palla dinanzi agli occhi, tenendola a due mani con fare impeccabile; la gamba sinistra ruotata indietro, posa delicatamente sulla punta; pancia dentro petto all’infuori, il viso concentrato come quello di chi sfida un toro. Parte la rincorsa. Maestosa. Il braccio destro si allunga indietro e con tecnica da manuale torna in avanti per scagliare la palla. Si muove da dio, è la danza del maestro di bowling. Ma… Nicola è ubriaco, no: è completamente ubriaco. Non può aver pensato a tutto, la perfezione non si sposa con lo stato di ebbrezza estrema. Tutti noi sentiamo qualcosa di speciale nell’aria, anzi, tutti quelli che stanno dentro il Bowl-a-rama sentono qualcosa di speciale, infatti siamo tutti bloccati con lo sguardo rivolto verso Nicola; è come se il tempo si fosse fermato per tutti tranne che per lui e la sua palla. Una palla nera con tre buchi; tre buchi in cui infilare le dita… Le palle non sono tutte uguali, hanno diversi pesi e anche diverse misure per i fori delle dita. Già… Bisogna scegliere accuratamente la palla che si addice alle proprie dita. Se si scelgono buchi troppo larghi la palla rischia di scapparci di mano prima del dovuto, viceversa, con buchi troppo stretti rischiamo di non controllare il momento esatto del lancio. Nicola per esempio, ha scelto buchi troppo stretti e così ecco che la palla non si stacca nel momento giusto, ma lo fa un istante dopo, quando la tangente al movimento rotatorio della sua mano destra ha ormai assunto la direzione verticale. Questo imprevisto fa sbilanciare Nicola che inciampa sui suoi stessi piedi e inizia a barcollare impetuosamente superando la striscia rossa ed entrando nel corridoio dove solo le palle dovrebbero passare ed infine cadendo faccia all’avanti; contemporaneamente la palla, assunta una traiettoria parabolica stretta e alta, sale sale sale e scende scende scende precisamente sulla nuca del Nicola appena disteso, prono. Pòck! Il rumore sordo della botta in testa mi fece pensare alla mazzata che Bob de Niro sferra al tipo seduto a tavola ne “Gli Intoccabili”.
Iscriviti a:
Post (Atom)